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Camilla e il suo volontariato internazionale in Costa Rica

volontariato internazionale in Costa Rica

La storia di Camilla e il suo volontariato internazionale in Costa Rica

Raccontare il mio mese di volontariato in Costa Rica non è per niente facile, il rischio più grande è quello di cadere nella retorica, oltre al fatto che determinate emozioni vissute in quei contesti sono difficili da descrivere.
Partire per fare volontariato, al di là di tutte le ragioni pratiche, è una scelta molto intima. Nasce dall’insofferenza per qualcosa, dalla ricerca di un altrove dove tutto sembra avere un po’ più di senso, dal desiderio di donare parte del proprio tempo libero a chi ne ha  bisogno e dal mettersi al servizio degli altri.
La predilezione per il Costa Rica è dovuta non ad un desiderio specifico di visitare il Paese ma al tipo di progetto che il territorio ospita.

Il progetto di volontariato internazionale in Costa Rica a cui ho preso parte si chiama “Santa Elena cloud forest biological reserve”, una riserva tropicale che si trova per l’appunto, nella cittadina di Santa Elena di Monteverde. Il programma è patrocinato dall’associazione ACI, un’organizzazione non governativa costarricense che promuove programmi interculturali e di volontariato internazionale da più di 50 anni. Gli obbiettivi del progetto sono l’ecoturismo, perché la riserva riceve visitatori provenienti da ogni parte del globo, la conservazione e lo sviluppo della flora e della fauna della riserva e la sensibilizzazione sul tema ecologico, infatti anche la riserva subisce, e subirà sempre di più in futuro, gli effetti del cambiamento climatico.
Prima di partire per questo mio primo viaggio fuori dall’Europa non sapevo davvero cosa aspettarmi. Sebbene fossi molto elettrizzata al pensiero di iniziare l’avventura, tutta sola, allo stesso tempo non avevo la minima idea di ciò che mi potesse capitare, ma ho messo da parte timori e mi sono lanciata ed è stata la miglior scelta che potessi prendere, in particolar modo grazie alla persone che ho incontrato lungo questo percorso.
Ho sempre pensato che la casa non sia solo un agglomerato di cemento, acqua e mattoni ma qualcosa di più: un modo di essere, una sensazione di sicurezza, una forma di amore. Adesso ne ho la certezza. La mia famiglia ospitante trasmetteva attraverso la cura della casa, dalla pulizia alla preparazione dei pasti, un’amorevole cordialità che mi ha fatto sentire fin dai primi giorni parte della famiglia.

Le altre volontarie, anche loro europee, con cui ho condiviso l’esperienza sono state delle perfette compagne di viaggio, erano ragazze alla mano, portavano tutte  con sè dei vissuti molto interessanti e scambiarsi l’una con l’altra i propri racconti di vita è stato molto costruttivo ed ovviamente ci siamo fatte anche molte risate insieme. Per quanto riguarda la riserva, credo che lo staff che ci  lavora sia il punto forte del parco, è costituito da persone di cuore, laboriose, altruiste e soprattutto molto simpatiche. Le principali attività svolte da noi volontari consistevano nell’aiutare il personale della riserva nell’accoglienza ai visitatori nella reception, affiancare le guide turistiche nei tour organizzati per osservare l’alba o il tramonto dai punti osservatori della riserva e lavorare alla manutenzione dei sentieri presenti nella riserva, ma a me è capitato spesso anche di aiutare nella cucina del ristorante della riserva ed è stato molto divertente.
Penso che questa esperienza mi abbia arricchito umanamente e culturalmente, mi ha fatto sentire utile per la società.  Spero che la prossima attività che intraprendero’ possa essere altrettanto positiva e mi faccia crescere come individuo, non centrato su se stesso ma affacciato verso il mondo e l’altro.

 

 

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